Negli ultimi tempi, nel settore marketing non si sente altro che parlare di AI, di automazioni, di chatbot.
Il partito dei tragedio-pessimisti vede scenari da Armageddon. Il progresso si può interpretare in due modi opposti. Cavalcarlo o subirlo.
Se proprio non ci si vuole schierare, almeno si devono osservare in modo cronistico, gli sviluppi in corso d’opera. Si rileva un fattore che sta tornando protagonista e che potrebbe decidere in futuro chi vince nel mercato di oggi e di domani: la componente umana.
In un mondo dove i messaggi sono generati da bot e le conversazioni sono sempre più impersonali, i clienti stanno scegliendo chi offre qualcosa di diverso: autenticità, relazione e attenzione.
Il futuro del marketing non è “meno umano”. È esattamente il contrario.
Gli utenti cercano e scelgono aziende che rispondono al customer care direttamente con persone e non con freddi e distaccati automatismi. Una scelta che potrebbe sembrare penalizzante dal punto di vista economico, ma che viene bilanciata dall’aumento dei clienti, la cui scelta non è più rivolta esclusivamente alle tariffe, ma si sta orientando verso una maggiore fruibilità concreta dei servizi.
Non si tratta di premiare il valore umano, si tratta di usufruire dell’approccio umano diretto per un dialogo alla portata di tutti. Questo offre alle aziende un’offerta alternativa che il pubblico sta continuando ad apprezzare e premiare.
La corsa ad accaparrarsi fasce sempre più ampie di mercato è passata attraverso i tagli dei costi di personale “sostituibile” dagli automatismi. L’appiattimento di tutte le aziende concorrenti in questa direzione, ha provocato una minore riconoscibilità del brand con seguente perdita di valore aziendale. Un’ottica efficace sul breve ma non sul lungo termine perché mancante di un fattore fidelizzante come la fiducia. Qualcuno invece, andando controcorrente, ha capito che il contatto umano può offrire ciò che le macchine non possono replicare: empatia, ascolto, intuizione ed esperienze personali.
Gli automatismi possono creare funnel perfetti, ma la vendita resta un fattore legato alla fiducia.
Facciamo un esempio concreto:
Automazione
Approccio umano
- Chatbot “Ciao, come posso aiutarti?”
- Newsletter generica
- Lead magnet copia - incolla
- Landing page standardizzata
- Call script rigido
- Messaggio video personale di benvenuto
- Email personalizzata su interessi e comportamenti
- Contenuto reale basato su casi e numeri
- Storia del brand + valori + face behind
- Consulenza come diagnosi vera, non pitch
Attenzione, lo Human marketing non va visto come un rifiuto nei confronti della tecnologia, non si tratta di un anacronistico ritorno al passato, quanto piuttosto la sostituzione delle attuali email di nurture, CRM, reminder e raccolta dati con messaggi personalizzati, consulenze reali, contenuti genuini, feedback e community, col risultato di ottenere efficienza, fiducia quindi maggiore conversione.
Vediamo insieme alcune linee guida generali che possono bene adattarsi in qualsiasi realtà:
- rispondi con brevi audio/video su WhatsApp
- racconta il “dietro le quinte” del tuo lavoro
- mostra chi c’è dietro il brand
- dai valore prima di vendere
- personalizza davvero le analisi/risposte
- usa l’AI per supporto — non per sostituire la relazione
C’è una legge del marketing che non cambierà mai: le persone vogliono sentirsi capite e ascoltate. Il teorema vincente è la combinazione tra tecnologia, autenticità e relazione.
L’applicazione dell’Human Marketing al tuo business per trasformare i contatti in clienti reali non è fantascienza; è il modo per raggiungere gli obiettivi abbinando l’essere umano e la tecnologia.